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Altri film di successo appartenenti a questo movimento sono: This Sporting Life (Io sono un campione, 1963) di Lindsay Anderson, dove attraverso i personaggi dei corrotti impresari sportivi che il protagonista incontra, il regista mette sotto accusa la società capitalista; Billy Liar (Billy il bugiardo, 1963) di John Schlesinger, Saturday Night and Sunday Morning (Sabato sera, domenica mattina, 1961) di Karel Reisz: ritratto disincantato di un giovane operaio di Nottingham, tra pub e notti con donne sposate, fra capi odiosi e padri abbruttiti dai consumi di massa, è una sensibile presa d'atto di un nuovo soggetto sociale e delle sue contraddizioni e insofferenze.
L'opera più importante di questa corrente è sicuramente Tom Jones (id. 1963) di Tony Richardson, nel quale apparve chiara la vera vocazione dei cineasti Free: perfezione della ricostruzione, impeccabile realismo di superficie, estrema vivacità e libertà tecnica e, in definitiva, una particolare abilità nella creazione del bozzetto e del carattere, con la differenza che Tom Jones mostra più scopertamente le componenti colte di questo cinema: i richiami alla pittura inglese del Settecento e le notevoli riprese di caccia al cervo nelle quali forse, più che in qualsiasi altra scena, si coglie bene quel naturalismo continuamente accavallato a una visione soggettiva delle cose.
Questi film esprimono in maniera perfetta le tensioni che opprimevano la Gran Bretagna degli anni Cinquanta; sesso e differenza tra classi sono, infatti, legati esplicitamente, giacché uno dei temi e dei principi narrativi centrali è quello dell'ascesa sociale di un personaggio della classe operaia per mezzo della seduzione di una donna di una classe sociale superiore.
 

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cinema sociale inglese
 
 
 
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