Sono
venuto a Roma per la prima volta quando avevo 17 anni. Ero
studente d'arte e volevo studiare la pittura del Rinascimento.
Sono rimasto tre
o quattro
mesi. E sono ripartito con un'impressione molto più forte dell'architettura
che della pittura. E' un assioma: Roma è un
luogo straordinario dal punto
di vista architettonico, rappresenta una incredibile successione
di stili
che copre 2500 anni. E' la città più antica e più "viva" d'Europa. Ce ne
sono di più antiche ma nessuna è stata così` importante per molto tempo.
In un certo senso, tutte le epoche si trovano mescolate nell'architettura
romana. Ci si sente come un geologo incaricato di separare gli strati.
Avevo da molto tempo l'idea di fare qualcosa per celebrare il mio entusiasmo
per
questa città. Sicuramente non sono stato il primo ad avere questo desiderio:
in Inghilterra c'é una lunga tradizione di persone affascinate da
Roma, da Byron a Keats fino agli
innumerevoli letterati e viaggiatori del XIX° secolo.
Sono poi tornato a Roma varie volte senza mai trovare veramente l'entusiasmo
provato la prima volta. In effetti, il viaggio all'inizio del
film rievoca il mio primo viaggio verso Roma.
Quando sono tornato a Roma
per fare promozione a I misteri
del giardino di Compton House e concedere le indispensabili interviste,
ho avuto dalle prime ore del mio soggiorno un terribile mal di stomaco
che non mi ha mai abbandonato nei quattro o cinque giorni successivi.
Nel momento in cui ho messo piede nell'aereo per tornare a casa, i
crampi sono scomparsi. Si trattava evidentemente di un dolore psicosomatico.
Senza rendermene conto, ero stato molto ansioso. Per quale motivo?
Si
possono fare solo delle supposizioni. E' possibile che il fatto di
presentare con successo un mio film in questa città che avevo ammirato non solamente
per se stessa ma anche attraverso i film di Fellini, Antonioni, Pasolini,
avesse agito sul mio sistema nervoso. Allora ho pensato alla sceneggiatura
di un film su un viaggiatore straniero, un "outsider" che arriva nella
città eterna e la cui inquietudine é tale da fargli perdere tutte le sue
capacità.
In seguito ho scartato provvisoriamente questa idea. Poi quando
lavoravo a Lo zoo di Venere mi sono imbattuto in un quadro
del Bronzino.
(...)
Il ritratto del Bronzino è quello di Andrea
Doria che posa nudo. Una domanda si pone: perché questo celebre ammiraglio
di 54 anni posa in quella maniera? Ci sono probabilmente connotazioni
omosessuali che si potrebbero analizzare. Ma quello che mi interessava,
anche, era che quella posa caratterizzava anche un gran numero di statue,
da quelle celebri di Augusto e Giulio Cesare a quelle di greci illustri.
Era un modo di vedere i personaggi eroici. Avevo dunque in mano questi
tre elementi. D'altra parte, da circa dieci anni, avevo partecipato alla
presa di coscienza che si è manifestata in Inghilterra riguardo all'architettura
popolare.
L'uomo della strada sembra interessarsi all'architettura, all'urbanistica
e questo ha a che vedere con gli orribili sventramenti inflitti ai sobborghi
di Londra. Questo fatto mi spingeva ad interrogarmi sulla responsabilità dell'architettura
oggi.
Il
quinto elemento fu Boullée. Tutti questi elementi sollevavano
una serie di questioni. Per trasformarli in una linea narrativa di
cui potersi servire per il cinema mi occorreva trovare una storia.
Ed é allora che ho immaginato l'equivalente di Boullée nel XX° secolo, Stourley
Cracklite, architetto di Chicago che viene a Roma per "promuovere" Boullée con
una esposizione, un pò come ero venuto io per lanciare I misteri
del giardino di Compton House.
segue>
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