di Massetti Gianfranco
La storia
di Metropolis è ambientata a distanza di un secolo dalla realizzazione
della pellicola, e cioè nell'anno 2026. Siamo dunque in questa megalopoli
del futuro, che si divide in due differenti livelli: una città di grattacieli
e strade sopraelevate, che si slancia dalla superficie della terra verso il
cielo, e una città sotterranea, costruita al di sotto della superficie
terrestre, che produce con le sue macchine l'energia sufficiente al funzionamento
di Metropolis.
Nella prima città vivono gli appartenenti alle classi alte, ricchi
industriali e manager. Nella seconda, una popolazione di schiavi operai addetti
al funzionamento della città, che si presenta come un enorme meccanismo.
Al mattino presto, prima ancora dell'alba, che gli schiavi operai non potranno
nemmeno vedere, dopo dieci estenuanti ore di lavoro, si effettua il cambio
di turno alle macchine, che svolgono la loro attività a ciclo continuo.
Mentre gli operai lavorano per fornire energia alla città, i membri
delle classi alte assistono allo stadio alla gara di atletica di alcuni giovani,
tra cui c'è anche Freder, il figlio di Fredersen, il
dittatore e magnate che governa Metropolis. Dopo aver vinto la corsa
di atletica, Freder si reca con i suoi compagni al "giardino dei
piaceri" che si estende sotto una cupola di vetro abitata da giovani
ninfe. Rispondendo alle sollecitazioni di un maggiordomo che si trova al centro
del giardino, queste invitano Freder ed i suoi amici ad un rituale
gioco di corteggiamento. Freder insegue una di queste ninfe e la cattura,
ma quando sta cominciando a baciarla si accorge della presenza di Maria,
una ragazza della città inferiore, che rappresenta una sorta di guida
spirituale degli schiavi operai.
Rivolta al gruppo di bambini della classe inferiore che sta accompagnando,
Maria mostra loro gli amici di Freder affermando: "
Guardate! Questi sono i vostri fratelli." Freder e Maria
si guardano intensamente, mentre nello stesso tempo fanno irruzione nel giardino
le guardie incaricate della sua sorveglianza. Il vecchio maggiordomo si arrabbia
perché le guardie hanno permesso a Maria ed ai bambini di avere
accesso al giardino, quindi le invita a cacciare questi intrusi. Dopo qualche
istante, Maria si gira e dice ai ragazzi di uscire, mentre le guardie
si assicurano che tutti lascino il giardino.
Freder, che ha assistito a tutta la scena, si rivolge al vecchio maggiordomo
per chiedergli spiegazioni, ma dopo un attimo di esitazione si precipita all'inseguimento
di Maria nella città sotterranea.
Egli vede così, per la prima volta, le macchine e la sofferenza dei
lavoratori. Osserva un vecchio operaio che incapace di reggere il ritmo della
macchina su cui lavora collassa, provocando un'esplosione. Freder,
che assiste alla scena, viene investito dallo spostamento d'aria e urta contro
la parete dietro di lui. Egli si rimette lentamente in sesto, appena in tempo
per assistere alla scena dei corpi dei lavoratori che sono investiti da getti
di vapore.
Freder osserva attraverso il fumo un'enorme macchina, ma ancora vittima
delle allucinazioni scambia l'ammasso meccanico per una statua che rappresenta
il Moloch, l'antico dio degli inferi adorato dalle popolazioni fenicie.
Così, nella sua visione, i baldanzosi lavoratori di Metropolis
si trasformano in sterminate colonne di operai che si avviano verso la bocca
di fuoco della statua. E la scena diventa quasi un presentimento dei campi
di sterminio nazisti.
Ritornato
in sé, Freder osserva degli operai che corrono da tutte le parti
per evacuare la sala da morti e feriti e permettere la prosecuzione del lavoro.
Sconvolto da tutto ciò che ha potuto vedere nella città sotterranea,
Freder scappa via ed una volta raggiunta la sua vettura ordina all'autista
di andare da suo padre: "alla nuova Torre di Babele".
Qui Fredersen sta ricevendo Josaphat, un ingegnere che gli mostra
una nuova realizzazione: una specie di calcolatore dotato di uno schermo gigante.
Ancora stordito, Freder irrompe nell'ufficio del padre e gli descrive
tutti gli orrori a cui ha potuto assistere. Tuttavia, il padre sembra interessato
soltanto alla notizia dell'esplosione avvenuta nella sala macchine e ne chiede
spiegazione a Josaphat, il quale prima ancora di poter rispondere è
invitato con un cenno ad uscire dalla stanza. Freder dice a suo padre
che le macchine rappresentano le divinità di Metropolis, ma
che nello stesso tempo sono la causa della schiavitù della gente.
Il dialogo si fa complicato e Fredersen dice allora ai suoi dipendenti
di lasciare l'ufficio. Guardando la città da una delle finestre, Freder
dice a suo padre che Metropolis è splendida, che lui rappresenta il
cervello della città e che tutti loro vivono nello splendore delle
sue luci. Ma le mani che l'hanno costruita sono quelle del popolo e "dove
vive il popolo?", chiede Freder. "Il popolo vive nel
luogo a cui appartiene", risponde suo padre, "nelle profondità
della terra
". "Ma cosa accadrà se un giorno
dalle profondità della terra questa gente si rivolterà contro
di te?", dice allora Freder.
Sulla scrivania di Fredersen si accende una luce. Questi allora chiude le
tende che nascondono la vista della città, mentre nel frattempo Josaphat
annuncia l'arrivo di Grot, il capo reparto della sala macchine, che
reca un importante messaggio. Grot avverte Fredersen di avere nuovamente
rinvenuto dei misteriosi disegni e gli mostra due fogli di carta che dice
di aver trovato addosso a due operai coinvolti nell'incidente della sala macchine.
Fredersen è molto arrabbiato e chiede a Josaphat perché
mai sia venuto a sapere di questi disegni non da lui, ma da Grot. Prima
ancora che possa rispondere, Josaphat è licenziato, e le proteste
di Freder non servono a nulla.
Josaphat se ne va dall'ufficio a testa bassa. Egli sa cosa accade a
chi viene licenziato da Fredersen: il suo destino è d'ora in
poi nella città sotterranea con gli schiavi operai. Per le scale, estrae
una pistola e se la punta alla tempia, ma Freder, che nel frattempo
è sopraggiunto alle sue spalle, lo dissuade dal suo intento e gli chiede
di tornarsene a casa e di aspettare là sue notizie.
Disceso nella città sotterranea, Freder cambia la propria identità
con quella di un operaio, in modo da poter rintracciare Maria. L'operaio
che assume l'identità di Freder raggiunge Metropolis
per recare un messaggio a Josaphat, che tuttavia non gli viene recapitato
in quanto l'operaio si lascia adescare dalle luci di un locale notturno.
Intanto, per saperne di più intorno ai misteriosi disegni rinvenuti
sui corpi degli operai, Fredersen si reca a casa di Rotwang,
uno strano personaggio che rappresenta una via di mezzo tra un alchimista
e uno scienziato.
Tra Fredersen e Rotwang esiste un antico rapporto. Molto tempo
prima, la moglie di Rotwang era stata l'amante di Fredersen.
Hel, così si chiamava la donna, era poi morta dando alla luce Freder,
ma Rotwang non si era mai rassegnato alla sua perdita e viveva ancora
nella sua devozione.
Contrariato dalla presenza di Fredersen, Rotwang mostra al suo
ospite un robot di sua realizzazione, che sottoposto a delle scariche elettromagnetiche
assume le sembianze di Hel. Provando un senso di repulsione, Fredersen
lascia perdere il robot e spiega a Rotwang il motivo della sua visita.
Metropolis
parte II
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