Kelvin cerca di sbarazzarsi di
quel fantasma ed invita la donna a salire su una navicella spaziale
che manderà in orbita. Ustionato
dalle fiamme sprigionatesi dal razzo vettore, Kelvin viene medicato
da Snaut che ora può finalmente spiegargli la natura degli
strani fenomeni che si presentano a bordo della stazione spaziale.
I “replicanti” sono
comparsi come ospiti un mese prima del suo arrivo, quando i tre scienziati
hanno cominciato a bombardare la superficie dell’oceano pensante
di Solaris (una sorta di materializzazione
dell’inconscio freudiano).
Poco più tardi, Kelvin che credeva di essersi sbarazzato del
fantasma di Chari lo vede invece ricomparire
nella sua stanza, e a poco a poco se ne innamora. Sartorius, tuttavia,
lo avverte: quella non è Chari, è soltanto
una “replica”, un corpo che, anziché essere composto
da atomi, è costituito da neutrini (di antimateria, quindi),
stabilizzati dal campo magnetico di Solaris.
Feritasi gravemente contro una porta metallica, Chari vede appunto
le sue ferite rimarginarsi all’istante. L’acido con cui Kelvin
brucia poi un campione del suo sangue non produce effetti duraturi,
perché il sangue della replicante si rigenera.
Ecco perciò i tre scienziati a
confronto col problema di Faust:
il problema dell’immortalità.
Per far cessare le apparizioni, Snaut e Sartorius hanno avuto un’idea.
Queste vengono estratte dall’oceano di Solaris quando i tre scienziati
si addormentano. La soluzione sarebbe quella di trasmettere all’oceano
delle radiazioni con l’encefalogramma di Kelvin, durante il suo
stato di veglia. E’ l’ultimo tentativo che possono fare,
prima di ricorrere al bombardamento di Solaris con le radiazioni dell’"annichilatore" messo
a punto da Sartorius, una macchina che sarebbe in grado di distruggere
i neutrini del suo magmatico oceano.
Sartorius, Snaut e Kelvin rappresentano tre diversi atteggiamenti “scientifici”.
Per Sartorius la “verità” scientifica costituisce
un valore assoluto, un “imperativo categorico” indipendente
dall’uomo stesso. Diversa è invece la posizione di Snaut
che riconosce la necessità dell’indagine scientifica soltanto
in relazione ai doveri che la scienza ha verso l’uomo. Distante
da entrambi, Kelvin si chiede: “Ma perché andiamo a frugare
nell’universo quando non sappiamo niente di noi stessi?” Il
suo atteggiamento nei confronti della scienza è critico. Sartorius
sostiene che Gibarjan si sarebbe ucciso perché era fondamentalmente
un vigliacco, aveva paura…paura della conoscenza. Invece, Kelvin
dice che Gibarjan non si è ucciso per paura, ma che si è ucciso
per la vergogna: “La vergogna ecco il sentimento che salva l’uomo”,
commenta Kelvin.
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