La facciata è costituita
dalla grande esedra che inglobava quella orientale del Foro
di Traiano dalla quale era divisa, oltre che dal muro in peperino,
anche da una strada basolata. Alle estremità di questa esedra
erano due sale semicircolari, coperte da mezza cupola, forse utilizzate
come scuole o auditori: nei Fori, infatti, nella tarda antichità,
si svolgevano corsi di insegnamento superiore, che potevano avvalersi
delle vicine biblioteche. L'esedra presenta in basso le aperture di
11 tabernae (botteghe) e due ingressi, alle estremità. Le porte
delle botteghe hanno stipiti ed architravi in travertino e, al di sopra
di ciascuna, è posta una finestrella che forniva l'illuminazione
del cosiddetto mezzanino, un soppalco ligneo generalmente ricavato
a metà dell'altezza totale del vano. Esso veniva in genere utilizzato
come deposito delle merci, ma in alcuni casi, da parte dei commercianti
più poveri, come dimora per la notte. Al di sopra delle tabernae
si aprono delle finestrine ad arco: queste danno luce ad un corridoio
coperto a volta lungo il quale si aprono 10 botteghe: queste proseguono,
a nord, costituendo un'altra doppia fila su corridoio. In esse sono
stati trovati depositi pieni di giare (dolia) e per questo motivo si è ipotizzato
che qui si vendessero olio e vino. Il terzo piano dell'emiciclo era
costituito da una terrazza dove si aprivano ancora delle botteghe,
ma orientate in senso opposto rispetto alle precedenti, in direzione
della strada antica basolata che si conserva ancor oggi splendidamente
e costituisce, soprattutto nella parte che prospetta su Via Magnanapoli,
un suggestivo spaccato di Roma antica. Questa strada, che si svolge
in salita da N a S, è la Via Biberatica, ricordata
solo nel Medioevo ma che doveva avere sin dall'antichità tale nome:
biber nel latino tardo è un termine che significa "bevanda" (da
bibere, bere), per cui si è pensato che le botteghe che la affiancavano
vendessero bevande. Altri hanno voluto vedere nella parola la corruzione
di piper, pepe, per cui si è supposto che i negozi fossero luoghi
di vendita di spezie. Una scala porta dalla Via Biberatica ad un ambiente
grandioso, il centro di tutto il complesso. L'aula principale è arditamente
costruita con un'altezza di due piani, voltata con sei crociere: la
sensazione di ariosità e di luce doveva essere paragonabile
a quella propria delle aule basilicali. Questa struttura, non molto
lontana dall'idea dei bazar orientali, può essere paragonata
agli odierni centri commerciali. Al pianterreno si aprono file di sei
botteghe per lato, mentre al piano superiore esse sono precedute da
un corridoio. Sul lato sud della sala si può accedere ad una
serie di ambienti su due piani che, proprio per questa disposizione
appartata, sembrano aver avuto una diversa funzione all'interno del
complesso: erano forse degli uffici destinati alla direzione dell'intera
struttura. Recentemente in essi è stato realizzato l'Antiquarium
del Foro di Traiano.
Nel 472 d.C. si ebbe l'invasione dei Suebi
di Ricimero e alcune sue truppe si stanziarono nei Mercati. Nel
552 i Bizantini si impossessarono di Roma: fu allora che occuparono
questo complesso e lo fortificarono. A lungo si credette che la Torre
delle Milizie fosse la torre dalla quale Nerone aveva osservato l'incendio
di Roma, declamando versi dell'Iliade: in realtà si tratta solo
di una suggestiva fantasia priva di alcun fondamento in quanto la torre
fu costruita sui Mercati intorno al 1200 (XIII sec. d.C.) a scopi difensivi.
I ferri che è ancora possibile osservare sulla torre servivano
nel Medioevo a sorreggere le fiaccole o le torce accese per dare il
segnale ai soldati in caso di assalto. Più tardi servirono invece
ad indicare festività solenni. |