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KLIMT
KOKOSCHA SCHIELE
DallArt Nouveau allEspressionismo
di Isabella Pompei
La mostra si apre con una serie di disegni di nudi femminili dei
tre autori, rappresentanti di quel periodo che verrà in seguito
definito la primavera dellarte austriaca.
Intima confessione, nel seguire le linee che compongono i corpi
gli artisti svelano, nel tratto dei disegni, per ciascuno diverso,
il loro vissuto più profondo. Linee sottili, a tratti morbide,
a tratti più nervose e sicure, ci forniscono il filo della
comprensione.
Così
Egon Schiele, il più giovane dei tre, in Autoritratto
con modella davanti allo specchio (1910), ponendosi di fronte
a noi, ci invita ad entrare nella sua opera, a lasciarci coinvolgere
dal suo mondo, definendo in tal modo, quellansia di comunicazione
in cui la conoscenza si fa reale in quanto proposta, esposta al
confronto, alla dialettica. Come a dire che senza comunicazione
non cè conoscenza reale ma astratta. Il pittore offre
allo sguardo altrui la propria realtà che, nel caso delle
opere presentate in mostra, si concentra nella riflessione sullimmagine
femminile e sul rapporto uomo donna individuato come nodo cruciale
e fondante della società. Immagine che ciascun artista declina
a proprio modo.
Nelle opere di E. Schiele, il corpo, nudo o vestito, con
le mani tese in modo innaturale, è il luogo deputato di una
realtà interiore che non prescinde dallesperienza fisica.
Al contrario, il corpo ne diventa rappresentazione.
Nella
Donna seduta con la mano sinistra nei capelli (1917), la
linea di contorno riesce a malapena a contenere le pennellate che,
disordinate, raccontano di una sensibilità che passa attraverso
il senso del tatto.I suoi personaggi guardano lo spettatore direttamente
negli occhi, a volte con ostentazione, altre con una calma certezza
della propria identità, così in contrasto con un ordine
sociale e con una cultura che assedia le spinte più vitali.
I girasoli di Van Gogh, artista molto ammirato da Schiele,
non sono più ubriachi di sole: in Schiele
conservano appena lo splendore del loro colore ma si fanno scuri
e solitari, muti, quasi senza tristezza.
continua
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