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Nel 1806 il principe Giovanni Torlonia,
per eguagliare le grandi famiglie di principi romani decide di acquistare
Villa Torlonia. I Torlonia, potentissima famiglia romana dovevano
le loro fortune all’attività di banchieri ed aspiravano
all’ascesa nobilare attraverso acquisto di titoli.
Valadier viene incaricato di eseguire dei complessi lavori di restauro
che saranno completati dal successore di Giovanni, Alessandro
Torlonia.
La
decorazione centrale della villa è costituita da due obelischi
di granito trasportati dal lago Maggiore ed eretti sul luogo per
volere di Alessandro Torlonia nel 1842 in memoria dei genitori.
All’interno della villa si trovano anche due colonne onorarie,
statue ed una tribuan per le feste. La villa è caratterizzata
da 13 edifici che vogliono rappresentare differenti aspetti e periodi
del mondo. Il parco venne progettato secondo il gusto romantico
dell’epoca con ruderi e vegetazione esotica, con allusioni
all’antichità e all’oriente, e mescolanza di
stile sobrio e fasto principesco. Sparsi all’interno vi sono
molte specie di alberi: dal Pino domestico alla Palma Californiana,
dal Pino americano alla Palma nana, dal Cedro all'Oleandro, dalla
Quercia verde al Fico.
Nel sottosuolo del parco vi sono le catacombe ebraiche che si estendono
per oltre 9 km costituite da due cimiteri risalenti al III e IV
secolo e ornati da pitture con simboli ebraici. Durante la II Guerra
Mondiale Mussolini e i Torlonia costruirono un rifugio contro i
bombardamenti in uno dei due cimiteri sotterrani.
Le
Scuderie furono uno dei primi edifici ai quali Valadier mise mano
dando loro un aspetto di loggia ornata con statue. L'Aranceto fu
costruito per Giovanni Torlonia, tra il 1840 e il 1857, come edificio
destinato all'agricoltura e come serra per i fiori. Dell'interno
non si ha più nulla, ma le strutture architettoniche sono
salve. Il teatro fu costruito da Q.Raimondi nel 1841 e fu terminato
soltanto nel lontano 1874 su richiesta di Alessandro Torlonia per
sua moglie Teresa Colonna. Il fabbricato ha un corpo centrale che
somiglia al Pantheon e l'interno è riccamente decorato. Delle
pitture nelle stanze del Casino non sopravvive molto, neppure lo
splendido pavimento con decorazione musiva. Dal 2 marzo il Casino
dei Principi è diventato un museo, aperto al pubblico: sono
visibili marmi antichi della Collezione Torlonia, copie, parte dei
rilievi realizzati in stile rinascimentale per una cappella andata
distrutta… un piccolo itinerario che va dalle prospettive
del Golfo di Napoli dipinte nella Sala da Pranzo ad uno dei tre
rilievi in gesso di Antonio Canova: quello con la Danza dei Feaci.
Nel 1906 su richiesta di Anna Maria Torlonia, figlia
di Alessandro fu aggiunto al complesso il Villino medioevale.
Dopo 25 anni di abbandono totale , la famiglia Mussolini sceglie
la Villa come residenza privata con un contratto di affitto assolutamente
vantaggioso: una lira mensile da corrispondere alla famiglia Torlonia!
Sicuramente
l’edificio più interessante è la Casina delle
Civette, che sembra appartenere al mondo delle fiabe. Il primo nucleo
della Casina risale al 1840 quando fu progettata da Giuseppe Jappelli
in forma di capanna svizzera; nel 1908 Giovanni Torlonia la fece
ampliare e trasformare dall'architetto Gennari che le diede un aspetto
medioevale; nel 1916-20 l'architetto Vincenzo Fasolo vi aggiunse
logge e porticati e arricchendo di elementi decorativi le strutture
architettoniche. La presenza nelle decorazioni di elementi riferiti
alla civetta ne determinò la denominazione con la quale l'edificio
è tutt'ora noto.
Alla morte del principe, nel 1939, la Casina venne
abbandonata e pochi anni dopo, dal 1944 al 1947, Villa Torlonia
fu occupata dal comando militare anglo-americano che vi produsse
danni incalcolabili. Quando nel 1978 la Villa fu acquistata dal
Comune di Roma, la Casina delle Civette era ridotta ad un rudere.
Nell'edificio recuperato è oggi ospitato un museo dell'eclettismo
romano. La sua caratteristica però sono le vetrate, eseguite
tra il 1908 ed il 1930 e che offrono un campionario unico dell'arte
della vetrata a Roma in quegli anni, con i contributi di artisti
quali Duilio Cambellotti, Paolo Paschetto, Vittorio Grassi, Umberto
Bottazzi; la Sovraintendenza comunale in questi anni ha acquistato
sul mercato altre vetrate degli stessi autori, disegni e bozzetti,
alcuni dei quali predisposti proprio per le vetrate della Casina
delle Civette.
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